Stava Maria dolente - il testo con accordi e lo spartito - Animazione Liturgica

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Stava Maria dolente - il testo con accordi e lo spartito

Stava Maria dolente

Il Testo
Stava Maria dolente senza respiro e voce
mentre pendeva in croce del mondo il Redentor.

E nel fatale istante, crudo materno affetto,
le lacerava il petto, le trafiggeva il cor.

2. Qual di quell’alma bella fosse lo strazio indegno, no, che l’umano ingegno immaginar nol può. Vedere un figlio, un Dio che palpita, che muore:  sì barbaro dolore  qual madre mai provò? (2 v.)

3. Per cancellare i falli d’un popol empio, ingrato,
vide Gesú piagato languire e spasimar.
Vide sul monte infame il figlio suo diletto
chinar la fronte al petto  e l’anima esalar. (2 v.)

4. Le barbare ferite, prezzo del mio delitto,
dal Figlio tuo trafitto passino, o Madre, in me.
A me dovuti sono gli strazi ch’ei sofferse.
Deh! Fa’ che possa anch’io  pianger almen con te. (2 v.)

5. Ah, tu che delle vergini, Regin del ciel t’assidi,
ah, tu, propizia, arridi ai voti del mio cor.
Del buon Gesú spirante sul fero tronco esangue,
la Croce, il fiele, il sangue  fa’ ch’io rammenti ognor. (2 v.)

6. Gesú, che nulla tu neghi a chi tua Madre implora,
del mio morir nell’ora non mi negar mercé.
E quando fia disciolto dal suo corporeo velo,
fa’ che il mio spirito in cielo  voli a regnar con te. (2 v.)

7. Alla funesta scena chi tiene il pianto a freno,
ha un cuor di tigre in seno o cuor in sen non ha.
Chi può mirare in tante pene una madre, un figlio
e non bagnare ciglio  e non sentir pietà? (2 v.)

8. O dolce Madre, o pura sorgente di dolore, parte del tuo amore fa’ che mi scenda al cor. Fa’ ch’ogni ardor profano sdegnosamente io sprezzi,  che a sospirare m’avvezzi,  sol di celeste ardor. (2 v.)

9. Teco si strugga in lagrime quest’anima gemente e, se non fu innocente, terga il suo fallo almen. Teco alla Croce accanto star, cara Madre, io voglio:  compagno del cordoglio  che ti divora il sen

10. Del Salvatore rinnova in me lo scempio atroce;
il sangue, il fiel, la Croce, tutto provarmi fa’.
Ma, nell’estremo giorno, quand’ei verrà sdegnato,
rendalo a me placato,  Maria, la tua pietà. (2 v.)

Cosa dice il Testo

 

Il Tema

Il testo del canto è tratto dallo Stabat Mater una poesia del XIII secolo di Jacopone da Todi. Il testo evidenzia l'umanità di Maria, di una donna umile che chiamata a far parte del grande progetto di Dio si proclama semplice serva di Dio.

Maria è anche una donna coraggiosa e lo è soprattutto ai piedi della croce dove hanno ucciso il suo Figlio. In questo luogo si instaura un rapporto tra Maria e Giovanni ma soprattutto tra Maria e tutti noi.

La mamma celeste diventa madre di tutti noi (di cui Giovanni è il rappresentante) e intercede presso il suo figlio Gesù.

Come Cantarlo

Per l'esecuzione e l'utilizzo


Autore della musica è Antonio Lotti, compositore italiano che visse tra il 1600 – 1700.
Il canto e l'accompagnamento musicale ben si legano tra di loro. La sofferenza del testo è altrettanto presente nella composizione musicale.

L'inizio in tonalità minore dopo un po' lascia lo spazio a una luce che da speranza e serenità grazie al passaggio in tonalità maggiore e a un movimento più ritmato delle note.

La struttura del canto è semplice e questo da la possibilità a tanti per una esecuzione più che dignitosa.

Note Autore

Video Canto

Uso Liturgico / Risorse Utili

Testo:
Jacopone da Todi


Musica:

Antonio Lotti


Edizioni:

(1667 – 1740)

Utilizzo come canto mariano nelle celebrazioni liturgiche. In particolare lo si può utilizzare il venerdì santo.

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